01 febbraio 2012

la ridente città di villeggiatura invernale

In questi due ultimi inverni Livorno si sta trasformando in una ridente città di mare dove poter passare una villeggiatura invernale. Per la pratica di tutte le attività sportive invernali credo ci stiamo organizzando, manca ancora la pista di skeleton e il lago ghiacciato da perforare per fare immersioni subacquee e osservare i pesciolini a mo' di novelli mammuth di preistorica memoria.
Insomma, stavolta si è battuto un record. A memoria d'uomo la neve a Livorno attaccava solo se le correnti fredde provenivano dalla Corsica o comunque dal mare. Stavolta no, pare un controsenso ma le correnti fredde provenienti dalla Siberia finora qui non avevano portato niente se non il freddo.
La neve è venuta giù per tutta la scorsa notte e nel corso della giornata se ne è sciolta solo una parte. Purtroppo ora inizieranno i disagi veri e propri, perché le temperature sono troppo basse e ghiaccerà tutto e qui non siamo affatto abituati. Stay tune e guardatevi un po' di foto.
Dalla tundra, il vostro Sacherfire.

27 gennaio 2012

25 gennaio 2012

brodo gratuito alle mandrie ingovernabili

Da due giorni imperversano in città figuri che distribuiscono gratis i brick di brodo star. Mi chiedo se sia una semplice attività promozionale. Quanto costa dare via ettolitri di brodo? Così, chiedo per curiosità.
Forse è un esperimento di sociologia avanzata, per carpire le reazioni delle folle a situazioni non consuete. Insomma, voglio dire, è solo la gratuità che trasforma la gente in mandria ingovernabile, nonostante la distribuzione sia estemporanea e la maggior parte di quelli che si affollano intorno vedono che si tratta di brodo solo all'ultimo momento?
O sennò non resta che da pensare male (#sciechimiche et simili): cosa c'è nel brodo che tutti accorrono come se non mangiassero da una settimana?
Sono riuscito a convincere mia madre a non aprirlo ancora. Aspetta a vedere se ci sarà un'epidemia di mal di pancia in città, le ho detto. Per ora mi ha dato retta. Anzi, poi me lo ha offerto pure. Ho declinato.

12 gennaio 2012

6 corse di taxi

Che mi ricordi ho preso il taxi solo sei volte in vita mia. La prima ero piccolo, negli anni '70. Stavamo tornando da un viaggio, ci trovammo alla stazione all'orario di cena; mia madre, prima di salire su un autobus per poi rischiare di non trovare la coincidenza con un'altra linea decise questa novità assoluta.
Ricordo ancora la mia meraviglia. Ricordo ancora meglio che il taxi si sbagliò di strada, e pure le discussioni tra il tassista e mia madre sull'importo della corsa, visto che il primo voleva l'importo del tassametro e la seconda non ci pensava nemmeno a darglielo.
La seconda volta fu a Londra. Di ritorno dal centro, ultima corsa della metro fino a Heathrow, più nessuna navetta per l'albergo. Ibis hotel, dico io. Aibis hotel, fece lui. Tariffa notturna, taxi che si muove ad una velocità di crociera da lumaca, tassametro che corre all'impazzata. La netta sensazione, non solo mia, di essere stati raggirati.
Un salto di altri 10 anni ed eccomi nel quartiere Flaminio a Roma. Suggerisco ai colleghi di altre ong che per tornare verso Termini c'è il tram lì nella strada parallela e poi la metro. Non so, ancora oggi non riesco a farmi un'idea esatta della loro reazione, sarà stato che erano di Milano e di Torino. Insomma, venni guardato come se avessi proferito una frase senza senso. E così eccoci tutti e quattro su un taxi, diretti a Termini. Corsa gentilmente offerta da uno di loro, che tanto gliela rimborsavano; e smadonnamenti del tassista perché Termini doveva essere solo la prima tappa della corsa mentre uno, salendo, si era fatto sfuggire l'intenzione di proseguire per Fiumicino.
Le ultime tre volte furono durante l'ultimo viaggio compiuto in Tanzania. Una per andare alla piscina di Dodoma (sì a Dodoma 10 anni fa c'era già una piscina, ovviamente gestita dal club degli inglesi. Più cloro che acqua). Una per andare al mercato dell'ebano a Dar es Salaam, e un'altra per andare all'aeroporto per il volo di rientro. La tariffa, una volta comunicata la destinazione, veniva contrattata prima di montare in macchina. Il tassista sapeva di fare un affare, e noi sapevamo che qualsiasi prezzo avessimo strappato ci sarebbe comunque andata male. Ma con una consapevolezza: diventavi Il Cliente, consigli, suggerimenti, vi vengo a prendere tra un'ora qui sotto questo albero, non prenda quegli anacardi da questo venditore ma quelli da quest'altro.

Nulla di ché, troppo poco per farci un qualcosa che vada oltre un banale post. Noto solo che per trovare un valore aggiunto al servizio di taxi ho fatto qualche migliaio di chilometri.
Non so, non credo siano state le mie estemporanee esperienze a farmi pensare che sì, è una cosa giusta liberalizzare le licenze. Più che altro è la consapevolezza che se si è fatto mercato di una licenza pubblica che è stata assegnata non si può poi dettare le regole per far sì che mantengano un valore che, ricordiamolo sempre, nominalmente è pari zero.

10 gennaio 2012

la mafia del pancarré

Presente le scie chimiche? Mai sentito del complotto pluto giudaico massonico? Ecco, nulla al confronto.
Il thriller più misterioso, più irrisolvibile, più insolubile ve lo servo qui.
Sono quattro mesi (4) che alla coop è introvabile il pane da toast a marchio coop, sia nella confezione da 12 fette, sia in quella comoda da 6 + 6. Gli scaffali dedicati sono costantemente e miseramente vuoti. L'unico che si riesce a trovare è il pane da toast della barilla. E voi sapete quanto a me disturbi fare acquisti di marchi mainstream. Ho resistito, resistito e resistito. Ma solo per tre mesi, poi ho capitolato e mi son comprato, sì lo confesso, il pancarré del mulino bianco.
Perché non c'è più? Quale misteriosa organizzazione agisce contro i clienti coop e i prodotti a loro riservati? Per quali motivi l'associazione dei panificatori dei pani finti ha interrotto i suoi comunicati da, guarda caso, quattro mesi? Come mai non ci sono più le rilevazioni dei prezzi alla produzione del grano ucraino né di quello kazako ma bensì solo quelle delle farine turche? Il cartello di Calì sta svolgendo un qualche ruolo? Cosa ha da guadagnare la mafia del pane da toast nel boicottare il marchio coop? E ancora, è l'astinenza da ingredienti segreti del pane da toast coop, sono gli altri ingredienti segreti del mulino bianco, oppure è la commistione di questi due motivi a farmi sragionare così?

07 gennaio 2012

Italy is waiting for OneD (ma anche no)

Incuriosito dall'aver trovato tra gli hashtag di twitter (quelli di livello universale, mica solo 'tagliano, che qui ci si distingue) questo accenno che l'Italia sta aspettando questo ONED, clicco sull'hashtag stesso e mi vedo una infinita lista di tweet semidemenziali che mi fanno capire nel volgere di qualche istante che, primo, l'hashtag è usato da delle invasate che si sono fatte non si sa come un account su twitter, secondo, che questo OneD trattasi di boy band anglo-irlandese. Il nome è Uan Dairecsciòn.
Nome che avevo già sentito, o forse nome che ti richiama sempre un qualcosa di familiare, qualunque background cultural musicale uno abbia. Questi ragazzini, tra i 17 e 20 anni, hanno partecipato all'ics factor inglese due anni fa, sono arrivati terzi, nello scorso autunno hanno pubblicato il loro primo album, e sono attualmente in tour, il primo, in giro per le isole britanniche.
È tutto come già visto e rivisto. Questi forse, modesta opinione, hanno già pianificato tutto ancor prima di partire. Il loro sito, che ho visitato per voi giusto per farvi risparmiare la fatica (a meno che non siate loro carampane 15enni) e che quindi non vi linko, è già predisposto per 15 paesi 15. Il canale su iutiub, l'account su twitter con già un milione e centomila followers, il profilo su fb, e chissà quant'altro.

Due domande su tutte mi attanagliano in questo weekend d'inizio anno.
1. Quanti dei cinque, entro diciamo un paio d'anni, faranno coming out? Queste operazioni commerciali in genere ne danno uno di default, magari questi avranno bisogno di una scossa tra un po'.
2. Ma le boy band non erano finite col 360° Tour?

05 gennaio 2012

Santorum e il giornalista ignorante

'Stamani ho chiamato il Tirreno e gliene ho dette quattro'.
Così sono stato accolto da mia madre arrivando a pranzo a casa dei miei.
Su un articolo pubblicato oggi, venivano ricordate le origini italiane del candidato repubblicano. Il nonno, dice, è emigrato in America da Riva del Garda, cittadina lombarda.
Tutta la trentinità di mia madre si è abbattuta sul centralinista del giornale, il quale sembra sia rimasto particolarmente basito al passaggio 'ma quel giornalista la conosce la geografia?!'.
Un laconico 'riferirò' è stata la sua unica via di scampo.

04 gennaio 2012

serio con classe

O forse no, è stato ironico. Ma vedendolo in televisione e basta, mica lo conosco, il dubbio che abbia voluto essere solamente serio è più che lecito. In fin dei conti il tutto è nato da una interrogazione parlamentare che, si sa, è seria a prescindere dai contenuti.

Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.

30 dicembre 2011

non fate gli stolti, che vi garba

Dalla disponibilità di Franz che tramite friendfeed ha caricato sul suo dropbox dei bellissimi files, è scaturito sul social preferito un velato interesse. Per cui, approfittando dell'odierna segnalazione di Astridula e per fini di pubblica utilità, vi linko una pagina dalla quale potrete scaricare le registrazioni di alcune pieces (si scrive così?) di Paolo Poli.
Da non perdere, per finire l'anno ed iniziare quello nuovo in bellezza.

22 dicembre 2011

das palmfett

Tutti gli anni per dicembre ordino un paccone di dolci teteski di bavaria, jaaa. Cose buone dal mondo insomma. Il nuernberger lebkuchen è da sempre nei miei pensieri, fin da quando ero piccolo.
Una delle cose più buone al mondo che trovo in quasi tutte le confezioni sono i biscotti alla cannella, che chiamano spekulatius.
Dopo innumerevoli anni che li acquisto, oggi mentre ne assaporavo i primi dalla confezione appena aperta, mi son messo a leggere gli ingredienti e ti trovo il palmfett, il grasso di palma.
Il trovarvi questo ingrediente mi ha choccato e non poco infastidito ma ad essere onesto dovrei dire che sono dipendente da questa roba.
Il dubbio se continuare a comprarli me lo farò venire un'altra volta; la rivoluzione la farò per altro, per questo resto attaccato alla tradizione.

04 dicembre 2011

dunque si diceva delle violazioni del diritto d'autore

Da un tweet di ieri di Jacopo Paoletti, che riprende un articolo de La Stampa, leggo un comunicato del Consiglio federale svizzero, la più alta autorità che hanno i nostri vicini.
In tale comunicato si legge che, dopo un esame nato da una richiesta di verificare se le numerose azioni di download in internet possano recare danni al settore culturale nazionale, il quadro normativo attualmente in vigore in Svizzera è giudicato sufficiente per contrastare i comportamenti illeciti e non necessita quindi di recepire alcuna nuova modifica.
Il tutto si gioca in poche righe, con il massimo della chiarezza possibile che viene raggiunto dalla frase "le grandi case di produzione estere [...] devono adeguarsi ai nuovi comportamenti dei consumatori".
Pur sempre con la visione limitata al proprio orticello di noi siamo svizzeri e voi no, è proprio l'ultima parola a dirimere la questione: il punto fermo sono i consumatori. Adeguatevi a loro.
Da malpensante credo che se l'azione fosse stata promossa dall'inesistente industria disco/cinemato-grafica elvetica le cose forse sarebbero andate diversamente. Il fatto è che questo principio è applicabile anche qui da noi, che non saremo come gli svizzeri una colonia dipendente quasi totalmente dalla produzione estera, ma certo non stiamo poi tanto meglio.
Chissà se qui in Italia ci si accorgerà che il rapporto è completamente invertito e troveremo qualcuno che tenga a bada certi impulsi protezionistici dei bilanci di società, anche estere, a scapito dei polli allevati in gabbia quali siamo considerati noi consumatori.

03 dicembre 2011

dal ballo del qua qua ai van halen

Dopo pranzo, mentre si aspettava il caffè, il nipote n. 2, il cinquenne insomma, ha chiesto al babbo di metter su il ballo del qua qua. E guai se lo guardavamo mentre era lì davanti all'impianto hifi a ballare.
Finito quello, ha skippato Ufo robot (no dico, ha skippato Ufo robot!!!), che per me è come buttar giù una bestemmia: d'un tratto mi son ritrovato a 10 anni che la ascoltavo a tutto spiano, e questo cinquenne della malora che me ne ha fatto ascoltare solo pochi secondi.
Subito dopo la richiesta. Babbooooo, mi metti i van haleeeen? Lì per lì non ho compreso bene. Sai mica quale gruppo va per la maggiore tra gli asilanti. E invece son bastate le prime note...
Io sono sconvolto. Anch'io passai dalle canzoncine dello zecchino d'oro alla disco al rock. Ma lo feci dai 10 anni in su.
Lo ritroveremo tra un po' a pogare sotto ai palchi.

it's time - in Australia

In Australia pongono così la questione: non potersi sposare è una discriminazione per le persone gay. Mi sono accorto di averlo linkato da svariate parti ma non qui sul blog. Rimedio seppur in ritardo.


Da un commento al video: "The Supreme Court of the United States has already ruled on fourteen separate occasions that civil marriage is "a fundamental right of all citizens". Convicted murderers in prison for life have a constitutionally protected right to marriage. Britney Spears can get married and divorced in three days. Drunken strangers can get married by a guy in an Elvis costume in Las Vegas. If these people can, surely a gay couple who have been together for 30 years raising a family should be able to."

E non dico nulla su quale conosco di questi casi citati :D

30 novembre 2011

per me la pasta è al ragù

È da quando sono piccolo che associo la pasta al ragù. Per me è sempre stato l'abbinamento più naturale da pensare, ancor di più della pasta col sugo di pomodoro. Ne ho mangiati di tutti i tipi, ho pure imparato a farlo nonostante debba ammettere che il sacher-ragù solo poche volte mi viene molto buono. Il ragù è però sempre stato presente nella cucina di mia madre, lì sempre a ribollire lentamente. Il colore, la consistenza, il saperlo valorizzare con la giusta spolverata di parmigiano, la
È questo il motivo per cui alla finale del campionato sughi che è in corso su friendfeed tra carbonara e ragù ho scelto il secondo, non per una questione di sapori ma proprio di storia personale.
Era la finale che sognavo fin dall'inizio, una volta visto il tabellone con gli abbinamenti del primo turno, che ha costretto il ragù, sia ben chiaro col mio voto, ad eliminare il pesto alla genovese. E sono molto contento che sul podio, seppur ancora da definire le posizioni, ci sia finita pure l'amatriciana.
Proprio il pesto e anche gli spaghetti allo scoglio, sono i miei due più grandi dispiaceri del campionato. Il primo perché ha dovuto soccombere subito, i secondi perché non sono arrivato in tempo a votare e la pasta alla norma ha vinto di un solo voto. Il mare si meritava un posto in fino in semifinale.
Solite questioni di piccolezze internettiane. Che vinca il migliore.

27 novembre 2011

il piccolo muratore

Alla fine ce l'ho fatta a trovare la voglia di affrontare quella parte di parete che stava dietro il mobile del bagno.
E poco fa ho preso un po' di arnesi del mestiere, ho trovato un recipiente più idoneo -più piccolo- dove fare la mistura tra polverina magica ed acqua et voilà l'intonaco è stato preparato, la spatolina è servita più di quello che pensassi, lo sparviero (che manco sapevo che si chiamasse così) invece è servito meno.
Una cosa però ho compreso: questa era la prova generale, ché in fin dei conti è stato pur sempre un lavoro su una parete che sarà coperta dal mobile. Il vero lavoro però sarebbe rifare l'intonaco sul soffitto, proprio in corrispondenza del box doccia e della lavatrice. E ho capito che non saprei fare nulla se non disastri.
Un uomo per favore.

Nella foto la testimonianza che c'è un qualcosa sulla parete del mio bagno, che io chiamo intonaco fresco, che sta asciugando.