12 gennaio 2012

6 corse di taxi

Che mi ricordi ho preso il taxi solo sei volte in vita mia. La prima ero piccolo, negli anni '70. Stavamo tornando da un viaggio, ci trovammo alla stazione all'orario di cena; mia madre, prima di salire su un autobus per poi rischiare di non trovare la coincidenza con un'altra linea decise questa novità assoluta.
Ricordo ancora la mia meraviglia. Ricordo ancora meglio che il taxi si sbagliò di strada, e pure le discussioni tra il tassista e mia madre sull'importo della corsa, visto che il primo voleva l'importo del tassametro e la seconda non ci pensava nemmeno a darglielo.
La seconda volta fu a Londra. Di ritorno dal centro, ultima corsa della metro fino a Heathrow, più nessuna navetta per l'albergo. Ibis hotel, dico io. Aibis hotel, fece lui. Tariffa notturna, taxi che si muove ad una velocità di crociera da lumaca, tassametro che corre all'impazzata. La netta sensazione, non solo mia, di essere stati raggirati.
Un salto di altri 10 anni ed eccomi nel quartiere Flaminio a Roma. Suggerisco ai colleghi di altre ong che per tornare verso Termini c'è il tram lì nella strada parallela e poi la metro. Non so, ancora oggi non riesco a farmi un'idea esatta della loro reazione, sarà stato che erano di Milano e di Torino. Insomma, venni guardato come se avessi proferito una frase senza senso. E così eccoci tutti e quattro su un taxi, diretti a Termini. Corsa gentilmente offerta da uno di loro, che tanto gliela rimborsavano; e smadonnamenti del tassista perché Termini doveva essere solo la prima tappa della corsa mentre uno, salendo, si era fatto sfuggire l'intenzione di proseguire per Fiumicino.
Le ultime tre volte furono durante l'ultimo viaggio compiuto in Tanzania. Una per andare alla piscina di Dodoma (sì a Dodoma 10 anni fa c'era già una piscina, ovviamente gestita dal club degli inglesi. Più cloro che acqua). Una per andare al mercato dell'ebano a Dar es Salaam, e un'altra per andare all'aeroporto per il volo di rientro. La tariffa, una volta comunicata la destinazione, veniva contrattata prima di montare in macchina. Il tassista sapeva di fare un affare, e noi sapevamo che qualsiasi prezzo avessimo strappato ci sarebbe comunque andata male. Ma con una consapevolezza: diventavi Il Cliente, consigli, suggerimenti, vi vengo a prendere tra un'ora qui sotto questo albero, non prenda quegli anacardi da questo venditore ma quelli da quest'altro.

Nulla di ché, troppo poco per farci un qualcosa che vada oltre un banale post. Noto solo che per trovare un valore aggiunto al servizio di taxi ho fatto qualche migliaio di chilometri.
Non so, non credo siano state le mie estemporanee esperienze a farmi pensare che sì, è una cosa giusta liberalizzare le licenze. Più che altro è la consapevolezza che se si è fatto mercato di una licenza pubblica che è stata assegnata non si può poi dettare le regole per far sì che mantengano un valore che, ricordiamolo sempre, nominalmente è pari zero.

1 commento:

Barbara ha detto...

Io ho preso un sacco di taxi in vita mia in città r all'estero e sono d'accordo con te sulle licenze