11 gennaio 2008

uggiare sé stessi

Stanotte avrò dormito sì e no solo un'ora. Frequenti cambi di posizione, pensieri fatti in scomode posizioni sedute, nuovi tentativi di sdraiarsi. Dopo circa tre ore passate in questo stato mi sono leggermente calmato e, anche se poi ho chiuso gli occhi ben dopo le ore 6 -almeno un'oretta di lieve appisolamento me la dovrei essere fatta-, almeno son riuscito a non pensare più di tanto.
In qualche modo le tensioni o, a essere più onesto, lo sfinimento per l'ennesimo periodo di stand by dovevano venire fuori. Al solito, non dando loro altra strada, implodo. Stamani però ho avuto un seguito in cui ho letteralmente berciato contro i miei, rei dei consueti e banali appunti che potrebbero fare anche per i prossimi 20 anni. Se proprio qualcosa doveva essere riversato contro qualcuno ovviamente la mia ira ha individuato in loro l'unico obiettivo possibile nel giro di chissà quanti chilometri.
Sensazioni di straniamento, acidità di stomaco accompagnata dalla contraddittoria sensazione di fame anche poco dopo aver finito i pasti si sono succedute dall'altro pomeriggio quando mi telefonarono per comunicarmi lo slittamento del mio rientro al lavoro. E, dopo circa un giorno e mezzo, l'implosione è arrivata. E' bastato indugiare un po' più del solito coi pensieri sulle future tensioni che si verificheranno con la responsabile, quella alla quale dovrò/dovrei fare da badante, perché mi saltassero i nervi. E non riuscire più a controllare tutto questo flusso di rabbia contro di lei, ma in realtà contro me stesso e le mie incapacità a gestire certe situazioni, è stato un tutt'uno con la nottata in bianco; e le stesse sensazioni tuttora le continuo a provare. Non si tratta delle tensioni lavorative che comunque non piacciono a nessuno; il fatto è che non mi è possibile gestire le tensioni da non lavoro. Le prime, quando ci sono, almeno possono venire anche solo parzialmente distratte dalle altre cose da fare in ufficio; le seconde non hanno una simile banale via di sfogo.
La sterilità di queste reazioni si amplifica poi col fatto che ero ancora un po' convalescente dell'influenza dello scorso fine settimana; in pratica stamani quando sono andato in bagno mi sono specchiato e ho potuto constatare come tutto questo letteralmente mi consumi.
Che brutta cosa non riuscire ad accettare i propri limiti. Che brutta cosa non riuscire ad evidenziare, con sintetiche e appropriate espressioni, quelli degli altri. Il bello è che sono qui a tergiversare e, forse, a continuare a farmi del male. Su tutto spero che prima o poi prevarrà la stanchezza; è che non mi ha ancora preso. Almeno per un po' troverò un po' di pace.

5 commenti:

Fabio ha detto...

merda! merda!... anche io nottata pesante... mal comune mezzo gaudio?

Andrew ha detto...

Perchè dici dui non accettare i tuoi limiti? Li riconosci e ne parli...cosa significa secondo te? ;)

Antonio ha detto...

Quando i genitori attaccano, rimanere lì sorridente. Farsi il fegato come un'oca che si prepara al foie gras. Mai replicare. L'unico risultato che- quanto meno io- ottengo è quello di passare il resto della giornata sentendomi in colpa e chiedendo scusa.

E poi per dormire c'è sempre l'alcool..
(ehm, non dovrei dirle ad alta voce queste cose, lo so.)

Pax ha detto...

Ahimè, faccio parte pure io della schiera degli insonni. In genere provocati nel mio caso dal superlavoro. E pure io alle volte me la prendo con mia madre, la quale per fortuna mia e sua non fa mai una piega.

Antonio, come fai a dormire se bevi alcool? Io, che devo dire non mi faccio mancare le occasioni, se proprio proprio mi ubriaco poi forse dormo due ore al massimo ma di solito il bicchiere in più mi fa l'effetto opposto, come il caffè o peggio, il peggior nemico del mio sonno: la Coca Cola. Anche solo un bicchiere e non dormo per ore.

Antonio ha detto...

Pax, senza esagerare. Un bicchierino ben assestato dopo cena, un buon libro, e la convinzione di aver gettato trionfalmente nel cesso un altro giorno della tua vita. Cos'altro può mai servirti per dormire?